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Picolit 2008

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Picolit 2008

DOCG Colli Orientali del Friuli Picolit

Valentino Butussi

  • Tipologia Bianco Dolce
  • Regione Friuli Venezia Giulia
  • Uvaggio Picolit 100%
  • Alcol % Vol13.0%
  • Formato (L)0.500

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Presentazione

Il nome dovrebbe derivare dalle piccole dimensioni degli acini di questo vitigno, che ha anche la caratteristica di non portare a frutto numerosi fiori (acinellatura), generando grappoli con pochi e concentrati chicchi.

 

La tradizione vuole che si coltivasse già ai tempi dei romani, ma non vi sono conferme storiche in merito.

La prima attestazione storica del Picolit risale al 1682: in un atto testamentario si parla di: “Un caratello di Vino Piccolit dolce”, anche se fino al 700’ rimase un vino sconosciuto.

Il personaggio più importante per la diffusione del Picolit fu l'agronomo e Conte Fabio Asquini da Fagagna (1726-1818), il quale, pur essendo astemio, sfruttando lo snodo commerciale di Venezia, dal novembre del 1762 cominciò un regolare commercio di bottiglie di questo vino, bottiglie caratteristiche per foggia e realizzate in vetro verde chiaro, soffiato a Murano, presso la vetreria "Alla vera amicizia" di Antonio Seguso.

Le bottiglie venivano tappate, rarità per l’epoca, con sugheri provenienti dall’Inghilterra e etichettate sopra il tappo con una marca di carta, segno ulteriore dell’autenticità. Un’altra etichetta rettangolare era posta sulla bottiglia.

L’operazione era redditizia grazie all’alto valore aggiunto del vino (29 volte più caro della media dei prezzi di vino comune dell’epoca) ed alla sua buona conservabilità.

Questi “gioielli” arrivarono anche a Londra, Parigi, Mosca, Amsterdam, Vienna, dove l’Imperatore lo preferiva ad ogni altro vino.

Anche la corte papale fu deliziata dal Picolit del conte Asquini. Per ringraziamento fu spedita da Mons. Giuseppe de Rinaldis una lettera datata 29 giugno 1765: "Nella villeggiatura di Castel Gandolfo fu fatto l'assaggio del Vostro Piccolitto ... furono lasciati addietro gli altri vini prelibati al confronto del medesimo e v'erano di Personaggi che l'anno il più raffinato gusto in questo genere fra i quali il cardinale Torrigiani Peroni, Gian Francesco Albani e S.E. il marchese d'Aubeterre, Ambasciatore di Francia...".

Goldoni lo definisce “gemma enologica più splendente del Friuli e fratello del Tokay”.

 

Già nei primi anni dell’800’ e contemporaneamente alla morte di Asquini il Picolit aveva però iniziato una lenta decadenza.

Come tutta Europa, anche il Friuli Venezia Giulia enologico fu messo in ginocchio dalla peronospora prima e dalla fillossera poi (comparsa sul Carso nel 1888).

Molti vitigni autoctoni andarono scomparendo ed un grosso rischio lo corse pure il Picolit.

Fu grazie a Giacomo Perusini che se ne salvarono alcune viti. Da lì un grosso lavoro, continuato poi dal figlio Gaetano, permise di mettere a dimora 2.000 ceppi, selezionando tra questi quelli più adatti ad un nuovo sviluppo del vitigno.

Nel 1960 si iniziò a ragionare di vitigni autoctoni e di un loro recupero: la produzione della famiglia Perusini, di alta qualità, attirò l'interesse di appassionati e giornalisti dell'epoca, sancendo di fatto la rinascita di un vitigno e di un vino.

Luigi Veronelli nella prima edizione dei “Vini d’Italia”scrisse: “Non credo vi sia in Italia vino più nobile di questo…potrebbe essere orgoglio di tutta la nostra enologia solo se si riuscisse a stabilizzarne la coltura e la vinificazione”.

                   

Dal 1970 in poi il Picolit è entrato prima come tipologia nel disciplinare di produzione dei “Colli Orientali del Friuli” e nelle sue sottozone, “Rosazzo” e “Cialla”, poi, nel 2006 c’è stato il riconoscimento della D.O.C.G. “Colli Orientali del Friuli Picolit” con l’inserimento di un’unica sottozona “Cialla”.

La differenza più importante è che per il Picolit COF (Colli Orientali del Friuli) è sufficiente usare l'85 % di uve Picolit, mentre per il Picolit COF Cialla è obbligatorio usare il 100 % di uve Picolit.

 

Il Colli Orientali del Friuli Picolit 2008 di Valentino Butussi è ottenuto con uve Picolit in purezza.

La vendemmia è stata manuale e differenziata secondo maturazione con passaggi bisettimanali per tutto il mese di ottobre.

Il 10 % delle uve raccolte sono state vinificate in modo classico.

Il restante 90 % è stato posto ad appassire  per oltre un mese. Il mosto ottenuto, molto concentrato, è stato  fatto fermentare in piccole botti di rovere, dove è restato fino all'estate.

A quel punto c'è stato l'assemblaggio dei due vini che sono maturati 4 mesi in acciaio, a cui sono seguiti 6-8 mesi di affinamento in bottiglia.

La gradazione è del 13 %

Le bottiglie prodotte sono state 2.030.

E' un vino da meditazione, da gustare da solo, senza distrarlo.


Intervista al produttore a cura della Redazione di Top Italian Wine

Passiti: non solo cantuccini e pasta di mandorle, please! A cura di Franco Ziliani


© RIPRODUZIONE RISERVATA

Note di degustazione

Visivamente è di colore giallo dorato molto carico, con evidenti sfumature color ambra ed aranciate.

I profumi sono fini ed eleganti, ma comunque molto intensi. Protagonista assoluto è il fruttato, che spesso arriva ad essere confettura: albicocca, fichi, mango e datteri. Leggero il sentore di muffato dell'appassimento, sovrastato dal miele, dai canditi e persino dai fiori. Gradevole lo zafferano.

Se al naso è stato piacevole, in bocca è meraviglioso: armonico, elegante, sorretto da una giusta acidità, con sentori di miele, datteri e fichi soprattutto.

E' incredibilmente persistente, con un retrogusto finale meraviglioso. Sembra non voler finire mai.


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