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Cinque Terre Sciacchetrà 2010

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Cinque Terre Sciacchetrà 2010

DOC Cinque Terre e Cinque Terre Sciacchetrà

Possa

  • Tipologia Bianco Dolce
  • Regione Liguria
  • Uvaggio Bosco 80%, Rossese bianco 10%, Altri autoctoni 10%
  • Alcol % Vol14.0%
  • Formato (L)0.375

Con l'acquisto di questo prodotto è possibile raccogliere 6 punti fedeltà (regolamento).


Presentazione

Lo Sciacchetrà è un vino passito prodotto nelle Cinque Terre, in Liguria.

Nel 1997, su istanza della provincia della Spezia, le Cinque Terre sono state inserite tra i Patrimoni dell'umanità dall'UNESCO.

Il nome Sciacchetrà deriva probabilmente da "shekar", un termine semitico molto antico indicante delle bevande fermentate.

Il primo ad introdurre in forma scritta un nome simile all'attuale sciacchetrà fu Telemaco Signorini (1835-1901). Il pittore nelle sue memorie su Riomaggiore cita più volte il vino prodotto da queste parti definendolo buon vino, ma si sofferma anche nella descrizione del passito " A settembre, dopo la vendemmia, si stendono le miglio uve al sole per ottenere il rinforzato o lo sciaccatras, che così è chiamato un vino squisitissimo ..".

Giosuè Carducci lo descrisse come l'essenza di tutte le ebbrezze dionisiache, Giovanni Pascoli ne richiese l'invio di poche bottiglie "in nome della letteratura italiana", Gabriele D'annunzio lo descrisse come "profondamente sensuale".

Prima di loro ne parlarono Boccaccio e  Petrarca.

 

Anticamente le 5 Terre, con quella bellissima costa aspra e montuosa che scende a picco sul mare, erano tutte ricoperte di boschi che nel tempo si sono trasformati in terrazzi (i famosi ‘cian’) di orti, oliveti e vigneti.

I vini prodotti da quelle uve hanno caratteristiche sorprendenti dovute al microclima (mare, roccia, venti, sole).

 

Ancora non si sono scoperte le loro origini.

Lo studioso Salvatore Marchese sostiene che forse sono stati esuli greci a Riomaggiore nell’8° secolo a.C. ad avere introdotto la tecnica dell’appassimento per lo “sciacchetrà”.

 

L’Ente Parco Nazionale delle 5 Terre e i viticoltori indipendenti fanno di tutto per ricuperare le zone abbandonate, alcune raggiungibili solo con il trenino a cremagliera che porta in quota i vignaioli e i loro attrezzi da lavoro.

Molte vigne sono  coltivate “alla greca”, basse, come un tempo in tutte le zone battute dai venti, perciò la raccolta dei grappoli è ancor più faticosa: si deve entrare in ginocchio sotto le pergole, facendo estrema attenzione a dove si mettono i piedi.

 

Veronelli definiva "angeli matti" i vigneron delle cinque Terre.

"Matti" per le immani fatiche a cui si sottopongono, "angeli" non solo perchè producono vini unici, ma soprattutto perchè, tenendo il terreno in ordine e mantenendo i muretti a secco che modellano e contengono il terreno, mantengono l'equilibrio idrogeologico, evitando le frane e quindi salvaguardando il territorio.

 

La zona di produzione ricade  nella provincia della Spezia e comprende i terreni vocati alla qualità degli interi comuni di Riomaggiore, Vernazza e Monterosso nonché parte del territorio del comune di La Spezia.

I vitigni utilizzati per la produzione dello Sciacchetrà sono  il Bosco per almeno il 40%, l'Albarola ed il Vermentino  fino ad un massimo del 40%.

  

Lo Sciacchetrà Possa 2010 è un uvaggio di Bosco all'80 %, di rossese bianca al 10 % e per il restante 10 % di altri vitigni autoctoni.

Vendemmia iniziata il 15 settembre 2010.

Appassimento lungo 2 mesi.

Sgranatura manuale.

Vinificazione in acciaio.

Segue affinamento in legno, metà ciliegio e metà pero per 12 mesi.

Gradazione alcolica del 14 %.

Le bottiglie prodotte sono 690.

Da abbinare a formaggi stagionati ed erborinati, pasticceria secca e pandolce genovese.

Vino da meditazione.

 

Il centenario che saltò dalla finestra ... con lo Sciacchetrà Possa Intervista con il produttore a cura della Redazione

Passiti: non solo cantuccini e pasta di mandorle, please! A cura di Franco Ziliani

 

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Note di degustazione

Il colore è decisamente importante: parliamo di un'ambra scura, intensa, che procede già nella direzione dell'oro antico o del bronzo.

Importante, per meglio degustarlo, farlo ossigenare, magari versandolo in un bicchiere di non piccole dimensioni: ricordo che lo Sciacchetrà ha di suo una volatile spesso piuttosto alta.

Al naso è profondo, con strati successivi di percezioni, dalla confettura, soprattutto albicocca, ai canditi, magari anche di agrumi, senza tralasciare le spezie ed un che di silvestre.

In bocca è piacevole, non stucchevole, dotato di buon equilibrio e con una nota acida che aiuta a reggerlo.

Bello il finale, a sfumare.


© RIPRODUZIONE RISERVATA

Le vostre recensioni Aggiungi una recensione

iceskater
29-04-2014
Voto

titlenotrequired

Superlativo. Merita un 10. Io l'ho abbinato ad una torta di mele e cannella... all'inizio. Poi la torta è finita ma ho proseguito in meditazione ....

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